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pensieri sulle vacanze passate a Portopalo
Sui passi del protagonista del film “scappo dalla citta’..” venerdi pomeriggio sono volata verso Portopalo, punta estrema della Sicilia, posto che quasi sfiora l’Africa (al di sotto del parallelo di Tunisi). Il caldo e l’afa mi hanno davvero fatto sentire ad un passo dall’altro continente. Col cielo sereno era possibile sentire le stazioni greche, il cellulare recepiva le frequenze di Malta, il mare, l’acqua tiepida e piatta su una spiaggia sabbiosa sconfinata dava l’idea di stare sdraiati su un mare caraibico.
Meta di surfisti e gente alternativa che cerca pace e relax e’ stato il posto che ci voleva per rigenerarmi. Accompagnati dalla mia amica “luna”, compagna sempre presente e silente degli ultimi viaggi, abbiamo girovagato senza meta, fra paesini lambiti dal mare, con cene a base di pesce, pomeriggi senza far niente e voglia di tranquillità.
A pochi km, l’isola delle correnti, e’ un mondo selvaggio e meraviglioso. In questo periodo, con pochi turisti, e’ quasi deserto e arrivarci, saltellando fra gli scogli, quando c’e’ la bassa marea e’ facile. Sdraiarsi e tuffarsi nelle acque limpide, con attorno il mare e solo tanta natura mi ha dato l’idea di pace e benessere e per un attimo ho scordarto chi ero e dove ero..
Grazie Sole di accarezzare la mia pelle, di donare energia a quest’uomo eternamente esausto.
Grazie Mare dei tuoi scenari, della tua salinità e del lasciarti ammirare nella tua immensa solitudine.
Grazie per avermi dato la possibilità di cogliere, sulle tue sponde, l’innocenza di bimbi insieme alla dolcezza delle loro madri.
Di aver potuto ammirare lo splendore di alcuni corpi di donna, concepiti in Paradiso e continuamente desiderati in quest’Inferno.
Grazie per avermi ridato, ancora una volta, la mia intera consapevolezza di uomo, di marinaio e di pirata.
Grazie: Sole, Mare, Vento e Sabbia. Gabbiani e Aquiloni.
Grazie alle risate, larghe e vere, colte su questa riva, a questo fresco alito di brezza, che ossigena i miei polmoni e rigenera la mia mente.
In un tour della Sicilia sud-orientale Portopalo merita una nota di eccezione. Tutto concentrato sul corso principale che sbocca direttamente sul mare, l'impianto rimane quello originario del villaggio di pescatori. E' il secondo porto più pescoso della Sicilia, dopo Marzara del Vallo, nonostante i suoi 3000 abitanti, quasi tutti dediti alla pesca. Sul territorio si contano numerose mete da visitare: al centro troviamo la piazza sul mare, che si affaccia sulla spiaggia dei portopalesi, con la vicina catacomba cristiana (non visitabile), il castello Tafuri, la Fortezza spagnola e la tonnara sull' Isola di Capo Passero, incorniciate dalle antiche casuzze dei pescatori. Si può proseguire visitando il mercato ittico, aperto al pubblico delle 14 alle 15.30 e al porto, in fase di ampliamento. Altro itinerario è quello dei numerosi pantani, oggi aree di grande interesse naturalistico. Consiglio grandi mangiate di pesce freschissimo, poichè quì il pescato viene distribuito prima sul mercato locale: a tavola posti di eccellenza a tavola hanno il tonno, il pesce spada, i ricci di mare e tutte le paste con ripieno al pesce. Io mi sono trovata molto bene da Maurì. il Mare pulitissimo. Si può scegliere tra la sabbia sottile e la costa scogliosa. Una buona meta per il Wind surf è l'Isola delle Correnti, davvero sampre ventosa, dove si possono fare i fanghi sull'isolotto e visitare il vecchio faro.
ossidiana
Ogni goccia di queste onde, ogni lapillo d’acqua fa parte della mia storia. Nella mia storia c’è il mare. Su questo mare sono nato, ascolto da sempre la voce del vento, questo sole mi ha sempre riscaldato, molto di più adesso che abito lontano da qui.
E’ un pomeriggio assolato, la temperatura come spesso succede è mite. Sono a Marzamemi, minuscolo borgo marinaro 3 km a sud di Pachino, la mia città. Sono fermo di fronte al porticciolo, alla Balata, e osservo l’ondeggiare quieto delle poche barche. D’estate questo porticciolo si riempie all’inverosimile di barche, barchette e motoscafi dei villeggianti. Ma adesso, questa calma assoluta, poche auto passano silenziose sietro il lungomare, sul cui muretto sono seduto. La pace delle cinque e mezzo del pomeriggio. Salgo in macchina e mi dirigo, quasi a passo d’uomo verso l’altro porto di Marzamemi, più grande, meno poetico, dopo di esso, parte una strada, la strada comunale Marzamemi Portopalo che posso a ragione definire come l’ultima strada d’Italia. Di là da essa il mare. Se procedessi sempre dritto da qui, su una nave immaginaria, finirei su qualche isoletta sperduta della Grecia. Proseguo sulla strada, il mare è alla mia sinistra. Qui, il colore è di un blu intenso, segno che è subito molto profondo. Gli scogli sono acuminati, tanto il lavoro del vento che soffia sempre costantemente da queste parti, e del mare nel corso dei secoli: camminarvi è un’impresa quasi disperata eppure ci sono sempre uno o due pescatori avidi di prede sempre presenti. Il paesaggio qui è di frontiera: la strada, neanche troppo ampia, il mare a sinistra, a destra qualche sparuta casa, in lontananza le ultimissime case di Pachino. La costa è un continuo inseguirsi di calette, si con gli scogli che di sabbia bianca, il più delle volte inaccessibili dalla terraferma. Poi, ecco su un breve ponte una prima insenatura importante, chiamata da noi “’o cavittuni”, a destra della quale, possiamo trovare due siti archeologici molto importanti: le grotte di Calafarina e Corruggi di origine preistorica; i numerosissimi reperti che vi furono rinvenuti dall’archeologo Paolo Orsi sono esposti in una delle ali del maestoso museo di Siracusa. Gli uomini preistorici vi trovarono ospitalità… c’era il mare, chissà come pescavano e cosa, ma sicuramente non mancò loro mai nulla… Proseguo lentamente, sto assaporando ogni metro: apro il finestrino, e l’aria di mare mi avvolge il viso, l’odore mi inebria. Dopo un rettilineo la strada comincia a scendere e mi ritrovo in uno dei posti più belli: a sinistra la spiaggia di Morghella, una volta meta del “turismo” della “Pachino bene”, parlo di 100 anni fa. E’ una spiaggia incantevole perché è incantevole ciò che qualunque bagnante può ammirare, ovvero l’isolotto di Capo Passero, da questo momento in poi il vero protagonista del panorama. E alla destra le antiche saline, che mantengono intatto anche se dismesse lo stesso fascino di un tempo, e se guardo oltre, posso vedere Poggio Santa Lucia, e il cimitero, e dietro Pachino tutta. Da togliere il fiato. Proseguendo oltre, la strada si innalza, sono quasi alle porte di Portopalo, una salita, preannuncia con l’appressarsi di una curva quasi a gomito verso destra, l’ “acqua ‘e palummi”, uno strapiombo sul mare da brivido, ma dal quale si può scendere appunto verso il mare… lì, fare il bagno è un privilegio, niente spiaggia, solo scogli e un mare che più blu io non l’ho mai visto, e fondali da sogno… e dopo la curva mi si apre un altro splendido sito, la Tonnara, risalente circa al XIII secolo. Il posto è strategico: ad una cima del corridoio formato fra la terraferma e l’isolotto di Capo Passero, un posto particolarmente ricco di Tonni, non ora ormai purtroppo… ma quella Tonnara, fu una delle più importanti dell’intera Sicilia, fino almeno agli anni ’50, per un secolo almeno. E dopo la tonnara, il Castello Tafuri, adesso purtroppo abbandonato al suo destino dopo esser stato Albergo di lusso. Alla mia destra troneggia il faro, uno dei più importanti dell’isola.
Qui, invece di estrare subito in paese vado con decisione verso il punto più a sud d’Italia, e non solo, essendo parecchi al di sotto del parallelo di Tunisi. Qui, il mediterraneo e lo Ionio si incrociano. E’ un luogo di leggende, e grandi verità, luogo pericoloso, il mare, raccontano molti anziani è stato qui sovente traditore, con le correti perfide che in questo tratto lo attraversano, molti qui han perso dei cari. E nelle belle giornate lo stacco tra un mare e l’altro è perfettamente visibile. Questo posto è stato teatro di importanti battaglie, era un avamposto importantissimo di difesa dal pericolo costantemente incombente dei pirati. Anzi, sull’Isola, venne costruita una fortezza, nel XIV secolo, che venne distrutta nel 1526 dal pirata barbaresco Dragut, ma ricostruita subito dopo ancora più forte ed imponente (e c’è ancora adesso), che venne usata oltrechè come avanposto anche come prigione per dissidenti nell’epoca dei vicerè. Nel 1718 è documentata una cruenta battaglia tra inglesi e spagnoli, per non parlare dell’estate del 1943 con lo sbarco anglo americano. Mi ricordo il racconto di mio papà, che all’epoca aveva 17 anni… il mare scomparso, solo mezzi militari, e tanti, tanti soldati. Ogni tanto ci penso, ogni tanto vorrei vedere questa mia terra tanti anni fa…
Risalgo in macchina ed entro in Portopalo. E’ una cittadina di pescatori. D’inverno. D’estate è quasi prevalentemente turistica. 3500 abitanti che in estate sono 3 volte tanti. La ricettività turistica si sta sviluppando solo adesso, ma c’è gente che viene da 20 anni, e da 20 anni affitta lo stesso appartamento, o ha lo stesso posto in camping, o la stessa stanza dell’albergetto del corso. Il paese è tagliato in due da via Vittorio Emanuele che segue idealmente il passaggio dallo Ionio al Mediterraneo. Negozi, ristoranti o, semplicemente, case. Vi troviamo la suggestiva chiesa di San Gaetano, il patrono di Portopalo. Il paese è letteralmente circondato da spiaggie, belle di sabbia bianca. Nei ristoranti, numerosi, quasi tutti di buon livello, il pesce è sempre freschissimo: quasi tutti i ristoranti possiedono un battello che assicura sempre pesce fresco. Venire a Portopalo d’inverno a mangiare pesce è un’esperienza sconvolgente: la freschezza del pesce, la quasi solitudine, i prezzi ancora bassi. D’estate, aumenta la gente, così i prezzi (ma ciò non toglie che, per un pasto dall’antipasto al dolce e il pesce, appunto super fresco, io abbia pagato la cifra di 30 euro… difficilmente si spende di più, forse esagerando col vino…). Via Vittorio Emanuele termina nella strada che va al porto. Grande, con una delle flotte più imponenti della Sicilia. Quando arriva il pesce, soprattutto d’estatre si inscena al mercato presente nel porto, una commedia, fra urla dei venditori, e contrattazioni febbrili… turisti impacciati e profumo di pesce appena pescato. Quest’estate mi sono portato a casa un piccolo pescespada (spada compresa), di 8 kg alla cifra di 80 euro!!! Che abbiamo mangiato in 9 la sera stessa, innaffiato da tanto vino rosso locale, il famoso Nero d’Avola. Portopalo però non è soltanto pesca. Nei campi che letteralmente si buttano nel mare, c’è una costante presenza di serre, che assicurano, insieme a quelle di Pachino, la produzione del famoso pomodoro ciliegino (il Pachino appunto): la terra, l’aria, l’acqua di questo luogo sono fondamentali perché il pomodoro abbia questo sapore incredibile.
Immerso in questi pensieri sono ritto, sulla banchina del porto. Sto ammirando un tramonto, una volta di più infuocato. Come per magia dimentico gli affanni della vita e mi perdo dentro alla palla rossofuoco, bruciando d’amore per la mia terra.
“La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare”
(Eugenio Montale – Mediterraneo)
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estate 2009
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Ecco l'estate. La sua magia ci cattura e non ci molla ,,,,E' quasi un obbligo d'estate divertirsi, fare tardi, " discorsi ai tavoli dei locali.Addirittura la vacanza, sinonimo di riposo e svago, diventa spesso uno stress perché ci si obbliga a fare determinate cose.Perché d'estate entriamo un po' tutti in quel particolare stato d'animo che è così vicino alla pazzia? Dimentichiamo i doveri e ci abbandoniamo a sregolatezze di ogni tipo... BO..
A mio avviso, l'estate dovrebbe essere "staccare la spina" e riposarsi, anche pochi giorni ma riposarsi davvero. E riposarsi significa stare con sé stessi, lontano da inquinamento acustico e cittadino.Fermiamocii un attimo a pensare. E' forse più importante qualcosa fatta in fretta in un mese o il vero riposo, il ritrovamento di sé stessi ....Godiamocii l'estate. Le sue giornate incantate durante le quali la natura dà il meglio. Non obblighiamoci quindi ogni giorno a serate notturne estenuanti : davvero credete che il divertimento sia soltanto questo? Vi sottovalutate!Pensiamo prima di tutto a noi stessi, alla nostra forma fisica come alla nostra serenità interna. Ricordiamoci che solo noi stessi possiamo renderci felici e solo dopo questo stare davvero in pace con sé stessi e ciò vuol dire volersi anzitutto bene.Poi può anche venire tutto il resto. Qualche serata di sana "pazzia" in discoteca o con una allegra comitiva e un buon vino non è un male.E' può anche accadere che pieni di tutto ciò e di vero benessere mentale e fisico, ci si innamori, ma per davvero. A quel punto sarete ancora più vincenti. ...
Un in bocca al lupo a tutti!
Daniela
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